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Dibattito Etno-Clinico-Culturale: Sintomi da curare o perdita delle radici?

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Data / Ora
Date(s) - 16/05/2014
11:00 - 12:45

Luogo
Auditorium

Categorie


 

RIFLESSIONE

 

Come accogliere l’altro, come incontrare lo straniero che vive già con noi, come dialogare con il diverso che ci guarda con il suo silenzio o con la sua rabbia o con le sue rivendicazione?

È proprio necessario dare uno spazio ed un posto a chi viene da lontano e porta una diversa identità, una differente cultura, uno stile di vita profondamente distante rispetto alla nostra realtà esistenziale e di vita?

Se la risposta è no, come si possono salvare la creatività ed il linguaggio che si fondano sulla diversità, sul fraintendimento, sui buchi del linguaggio da cui nasce il soggetto, soggetto dell’inconscio, uno per uno?

Se la risposta è si, allora la questione ha la consistenza della quotidianità, la pervasività esistenziale della vita umana, la vita che si regge sul linguaggio, su tutte le diverse radici culturali perché linguistiche. La struttura linguistica accomuna nelle sue differenze.

La cultura attraversa la clinica e la clinica, anche quella dell’uno per uno, trova, nella cultura, un proprio punto di enunciazione al lavoro terapeutico stesso. La scienza, invece, sembra voler attraversare le differenti culture umane facendo eventualmente pagare alle culture stesse lo scotto della sua funzione sociale piegandole alle proprie regole. Siamo già immersi, forse, nello scientismo che non ha nulla a che vedere, in realtà, con la scienza essendo, lo scientismo, una volgarizzazione anche poco rispettosa della scienza da cui vuole discendere. Il sistema amministrativo che regolamenta ed orienta la clinica sembra farsi alimentare da questo risvolto positivistico del valore assoluto che verrebbe dato alla scienza senza rispettare, tuttavia, il metodo scientifico stesso che richiede le necessarie condizioni perché lo si possa applicare. La medicina, quando si occupa delle malattie mentali, è forse troppo esposta a scivolare in questo rischio senza poter disporre delle condizioni necessarie per applicare il metodo scientifico alla propria pratica clinica e terapeutica. La rivendicazione delle proprie identità culturali, lo sradicamento della propria identità che incontra chi lascia la propria terra ed il proprio paese sono sintomi segnali del disagio della contemporaneità che, tuttavia, non ci aiutano distinguere facilmente questo malessere da quello di cui è portatore di sintomi di una malattia psichica specifica. Lavorare, nell’ambito della salute mentale, con gli stranieri, ci mette sempre di fronte allo stesso enigma clinico-culturale.

 

PROGRAMMA

Con i minori e gli adolescenti

ore 11.00        coordina Paolo Zampaglione,  Governatore Rotary Distretto 2041

Intervengono:

  • dott.ssa Antonella Costantino, primario di neuropsichiatria infantile dell’IRCSS Policlinico di Milano;
  • dott.ssa Rossana Mazzoni, esperta intercultura e docente universitaria
  • dott. Andrea De Liberto, Giudice Tribunale per i Minorenni;
  • dott.Luigi Lo Pinto, medico pediatra che opera in Tanzania
  • Prof.ssa Daniela Rubino, Slow Food

 

Con gli adulti

Coordina Angelo Carenzi, Presidente Fondazione Istituto insubrico ricerca per la vita

Intervengono:

  • dott. Arcadio Erlicher, psichiatra, Ospedale Niguarda;
  • Prof.ssa Eleonora Riva, Università Bicocca;
  • Suilan Hu, mediatrice culturale cinese
  • Prof. Carlo Casti, docente Università Scienze gastronomiche di Pollenzo (slow food)

ore 12:45  Conclusioni a cura di Giuseppe Oreste Pozzi, psicoanalista,direttore di Artelier Associazione Clinica&Culturale

 

Per info e prenotazioni   02-54123166  ufficiostampa@artelier.org      www.artelier.org   

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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