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Fulgido fulmine è la donna …, Federico Bellovino

Fulgido fulmine è la donna nel cuore dell’uomo, Federico Bellovino – 11-2020

Fulgido fulmine nel tremante petto dell’uomo; s’apre la corolla nel candore della notte come urna d’una nuova tachicardia nell’anima incendiaria dell’eros.

Balena, ora, nel mio spirito l’immagine immacolata della Primavera di Botticelli in omaggio a te Sublime Creatura: essenziale costola dell’uomo e si dischiude la scintilla crepuscolare della sera nel cuore maschile, allorché si erge a paladino della venerabile adorazione della Donna: Principessa della vita inebriante nell’anima del suo Cavaliere: cometa rarissima della galassia dell’umanità oggi smembrata dal virus dell’odio verso le particelle infinite del cosmo della civiltà, sotto il diluvio lampante di una pestilenza nella cultura dell’individualismo, anch’esso untore di sgomenti collettivi paranoidei nello spirito appassito, vampirizzato dai simulacri del materialismo postmoderno.
Ora tuttavia a mezzanotte di questo conato medioevale di questa struttura epocale, sorge, come d’incanto provvidenziale, la tua chioma femminile dal bagliore della Gloria Divina: si, tu Donna sei la culla dell’amore, sei custode dei misteriosi segreti della vita stessa: regina insuperabile nella scacchiera di ogni sorta di vezzo e forgia idilliaca delle arti; lievito della personificazione vivente del Venerdì Santo del focolare familiare.

Sicché tale parvenza assai regale non foss’altro che il frutto del cantico del creatore per la tua incommensurabile femminile grazia e leggiadra sensibilità ai nobili gesti del tuo cavaliere.

E voi, quegli altri uomini indegni di tal appellativo: ridestatevi dal vostro incubo per le cicatrici inique nello sfigurare l’innocenza della vostra Principessa: unica sacerdotessa dei segreti del cuore maschile.

A te Meravigliosa creatura col capo rivolto al cielo limpido nel venerarti oggi, come ogni giorno dell’anno per la tua gloria e venerabile bellezza spirituale e per la tua sublime eleganza e signorile nobiltà, dedico una supplica al Signore nel condurti alla tua eterna celebrazione da parte del misero e mortale tuo cavaliere; chè sia munifico nell’adorarti e condurti nel talamo del notturno romanticismo aperto ad un’epoca, in cui il collante del misticismo amoroso sia l’architettura dell’edificio di una risorta umanità refrattaria ad ogni sorta di epidemie xenofobe o d’altro genere aberrante che siano

Lettore, Giuseppe Oreste Pozzi

“Unica sacerdotessa dei segreti del cuore maschile”. Possiamo rileggere tutto il testo a partire da questa chiave. Più che una poesia sembra un poema scaturito da un Niagara di parole che si rincorrono come a voler rappresentare un’emozione incontenibile quanto ideale e dilagante, nella mente e nel cuore e nella penna di chi scrive. Quali segreti mai può racchiudere il cuore di un uomo che una donna non sappia cogliere ed anche accogliere a suo piacere? È proprio la volontà di accogliere o meno della donna che può alimentare nell’uomo il desiderio o spegnerlo nella disperazione.

Oggi le ragazze non sanno più bene come distinguere tra oggetto di godimento e oggetto causa di desiderio. Da parte loro, gli uomini, hanno una loro lineare semplicità proprio sul godimento, ma oggi sembra affidata a loro la responsabilità di indicare, alla donna, di tornare ad essere proprio lei la depositaria unica, lo scrigno necessario a ridare tono e fiato al desiderio. La donna, come battito desiderante, emerge nel grido gorgogliante di parole che cascano senza tregua come invocazione inascoltata nella modernità.