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Lampeggiano frementi

Lampeggiano frementi, assillanti aculei stridenti nelle carni dell’anima ingabbiata sopra una coltre densa come mostarda piccante nelle fauci arrossate di folle tachicardia dei flutti annaspanti lungo le sponde torbide della mente;

ora presa a colpi di mitraglia dal cecchino implacabile dell’ansia e del fracasso assordante dell’artiglieria scoppiettante nel battito della rossastra linfa vitale.

A mani giunte protese verso la guglia della divina Provvidenza Celeste rivolgo una supplica all’Altissimo nel liberare l’anima mia dal martirio cinico dello spettro inneggiante alla strozzatura claustrofobica delle mie membra attorcigliate ora al filo spinato di squarci nell’ anima mia dinanzi al deserto ghiacciato del viver mondano;

ove nessun germoglio di barbagli lucenti potrà mai rifiorir frutti fecondi d’un avvenir ora ombreggiato dal nebbioso veleno oscuro dei moderni tempi così anoressici nel proferir speranze e orizzonti radiosi al tempio umano del respiro dell’infinito battito d’eterno amore e conforto nel petto di ciascun cuore pulsante di vita.

 

Federico Bellovino

 

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Una lettrice della poesia “Lampeggiano frementi”

Versi incisivi nella loro drammatica espressività e nella scelta di parole crude che esprimono la consapevole angoscia di chi vive una situazione percepita come opprimente e senza via d’uscita perché il vivere quotidiano “anoressico di speranze” non offre prospettive all’animo che pure anela alla gioia e all’amore.

Paola Surano