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Unità nella diversità, la voce di Oreste Magni all’incontro di riflessione sui temi della “Laudato si”

Ecoistituto_onlus_rLo scorso mercoledì 4 novembre si è tenuto alla Società Umanitaria di Milano il convegno Laudato si – Fede, scienza, ragione. Una alleanza per il Clima, la Terra e la Giustizia sociale, organizzato dalla Casa della Carità, Energia Felice e diverse altre associazioni tra cui L’Ecoistituto della Valle del Ticino.

Un convegno importante, ricco di stimoli, un ponte tra credenti e non credenti in difesa dei beni comuni, a partire dal clima, proprio nei giorni in cui a Parigi è in preparazione Cop21, la conferenza Onu sul cambiamento climatico.

Di seguito la traccia dell’intervento di Oreste Magni dell’Ecoistituto della Valle del Ticino.

Unità nella diversità. Dal basso. Per ridare voce alla speranza

Intervenire a questo incontro non è certo facile. Soprattutto per chi come me fa parte di una piccola associazione locale. Cercherò di farlo ponendo una domanda. A fronte dei problemi chiaramente denunciati in questa enciclica, noi, concretamente, cosa possiamo fare? E’ una domanda che tutti dovremmo porci se non vogliamo che il nostro “pensare globale” si fermi lì e non faccia il paio con un efficace agire locale anche su questi grandi temi.

E’ evidente che di fronte ai grandi problemi, di dimensione planetaria l’atteggiamento usuale sia o nell’ignorarli, cosa frequente, o nel caso ci si renda conto della loro gravità rinchiudersi nella rassegnazione. 

In fondo questi atteggiamenti sono alla base di quel processo di delega ai “a quelli che stanno in alto” dai quali ci aspettiamo le soluzioni che però quasi sempre non arrivano. 

Ma fa anche il paio con il nostro non renderci conto dell’importanza che può avere il nostro agire, il nostro pensare altro, il nostro quotidiano vissuto diversamente.

Credo che un primo passo sia renderci conto che per quanto piccoli, per quanto diversi, per quanto periferici, siamo tutti parte di un grande movimento che seppure invisibile ai sistemi di comunicazione main stream sta crescendo in forme nuove, inclusive, non gerarchiche, orizzontali.

Movimento che non di rado incide sui cambiamenti di rotta nelle scelte dei decisori politici, a partire dai livelli locali.

Certo i livelli locali. Se ci pensiamo bene sono questi i livelli che da sempre sono all’origine dei cambiamenti. Perché questi avvengono sempre così. Dal piccolo al grande, dal basso verso l’alto. Anche se spesso noi per primi non ce ne rendiamo conto. Avvengono perché oltre alle necessarie mobilitazioni, esempi virtuosi sono messi in campo, dimostrano che quello che ieri sembrava utopia è cominciato a diventare realtà, concretezza, riesce a  contaminare, a diventare comportamento diffuso e… a determinare cambiamenti istituzionali.

Leggere una enciclica di un papa venuto da un “altro mondo” non solo geograficamente parlando, leggere frasi e ragionamenti che rieccheggiano elaborazioni emerse in passato da figure che hanno segnato il mondo ecologista, giganti come Alex Langer o Murray Bookchin, oltre a generare speranza, riapre spazi a quell’agire “nell’unità nella diversità” che dovrebbe essere l’imperativo categorico in una fase drammatica come quella che stiamo vivendo.

Tra qualche settimana il 21 vertice mondiale sul clima. Se siamo nella angosciante situazione denunciata chiaramente nella “Laudato si” è evidente che gli interessi economici, finanziari, quelli del profitto a breve, del saccheggio dei beni comuni, della mancanza di una reale visione capace di futuro hanno segnato e stanno segnano fortemente le scelte dei decisori politici ai massimi livelli.

Ma la coscienza di questo ci deve spingere in uno sforzo rinnovato, che faccia emergere che ognuno di noi, anche se piccolo, anche se periferico, e soprattutto se in rete con gli altri può far sentire la propria voce.

In vista di questo vertice, sempre più sta crescendo una mobilitazione capillare, fatta da chi per quanto piccolo (ma  attenzione piccolo o grande sono concetti molto relativi) si sta organizzando per far sentire la voce altra a favore del clima, della madre terra, della giustizia sociale.

Dalle più sperdute isole del Pacifico alle grandi città, il 29 novembre centinaia e centinaia di realtà di base organizzeranno momenti pubblici di pressione verso i negoziatori che si troveranno a Parigi. ( vedi avaaz.org  )

Si preannuncia come la più grande e diffusa mobilitazione ambientalista organizzata fin’ora a livello planetario.
Sarà anche questo un modo per far emergere la presenza
di chi quotidianamente è impegnato sui territori nel costruire alternative ai cicli dell’usa e getta, delle fonti fossili, per l’economia circolare, per dire basta al consumo dissennato di suolo, per la solidarietà, la pace.

Legare le singole vertenze alla battaglia globale contro i cambiamenti climatici significa moltiplicare la forza delle nostre ragioni.
Per ridare voce alla speranza.