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L’elegante soluzione delirante

Ai bordi del buco con passi leggeri,
Acrobata goffo sul filo di Arianna,
Ti sporsi un istante perso tra i pensieri,
Ti accolse Follia, la dolce Tiranna.

S’infrange lo schermo che inquadra il reale,
Prolifera il senso in ogni fonema,
Sciolte le catene un abisso ti assale,
«Chi sei?» ti domandi, mentre il suolo trema.

«Che importa!» rispondi, son libero adesso
Non sento nient’altro che voci soavi,
Sussurrano al vento parole sul sesso,
Mi cullan la notte, poveri voi schiavi.

Illusi i sapienti che cercano il vero,
Ignoran che sfugge ad ogni cattura,
Io amo il delirio qual magico siero,
Che sia questa in fondo la unica cura?

 

Giovanni Torti

 

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Un lettore della poesia “L’elegante soluzione delirante”

Interrogarsi sul “chi sei?” ti orienta a far di conto con il delirio, quel magico siero, senza il quale la domanda è impossibile a porsi. Il delirio è già una soluzione insegna Freud ma il poeta aggiunge qualche cosa di sostanziale: si tratta di una soluzione elegante. È proprio saper mettere l’accento sull’eleganza della soluzione che permette al delirio di entrare nel mondo. Certo i vocaboli chiave che scandiscono la poesia sono presi di peso dalla clinica e dalla psicoanalisi, come se l’insegnamento di Freud e Lacan debbano necessariamente segnare il cammino, quasi a sostenere gli annodamenti di un filo di Arianna che cerca la sua strada. Se il delirio è una soluzione, allora la poesia è certamente una cura. 

Giuseppe Oreste Pozzi