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L’inconscio a cielo aperto

Potessi non pensar per un istante,
Sapessi dell’oziar gustar sapore,
Danzar il tango con una baccante,
Di Pallade civetta cacciatore.
Sospeso in un diabolico infinito,
Vessato da un delirio cantoriano,
Lo spirto di Dioniso tradito,
Intono un ditirambo empireo invano.
Sinestesie di fughe e cromatismi,
Dipingon macchie, cerchi, punti e linee,
Si disfa argentea luce dentro i prismi,
S’infrangon le simmetrie apollinee.
Risuona l’Eco delle mie parole,
S’impone l’armonia dello sconcerto,
Tra giostre di sillabe e capriole,
Insiste l’inconscio a ciel aperto.

 

Giovanni Torti

 

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Un lettore della poesia “L’inconscio a cielo aperto”

Una frase di Lacan che diventa poesia. Mirabole arditezza ben riuscita, con ritmo incalzante e musicale. Se l’artista e il folle sanno come mostrare l’inconscio e il suo funzionamento, ecco che il poeta, sembra sapere come renderlo disponibile all’incontro pressante e vorticoso di una rima che ti entra dentro e diventa un canto.

Giuseppe Oreste Pozzi