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Un brigantino carico di desideri… per tornare alla vita

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Riportiamo l’intervista fatta da Oreste Magni, presidente dell’ Ecoistituto Magentino che è stata pubblicata  su “La Città Possibile”  n° 29 a pag 20-21

Una intensa esperienza riabi-litativa per ragazzi in difficoltà, ospiti di Antenna Beolchi di Cuggiono. Sul brigantino “Nave Italia”, un veliero di 61 metri, in navigazione tra le isole pontine, da Salerno a Civitavecchia. Una esperienza di cambiamento vissuto con entusiasmo per superare le difficoltà di ognuno. Ce ne parla il dott. Giuseppe Pozzi, psicanalista responsabile della struttura riabilitativa.

E’ stato un progetto per vivere una intensa esperienza di tipo riabilitativo. Permettimi di usare una metafora. Il mito greco di Giasone, che porta i suoi uomini, gli argonauti, questi energumeni pazzeschi a scoprire il vello d’o-ro. Questa storia non era fatta solo di energumeni, l’anima di questo gruppo era rappresenta-ta da Orfeo, che incantava con la sua musica. Perché serviva Orfeo? Per permettere a questi uomini pieni di vitalità, di supe-rare le tentazioni. La musica di Orfeo doveva permettere alla nave Argo di varcare i confini e evitare che le sirene catturassero l’interesse fisico e non solo, degli argonauti. E’ la musica quindi che li salva. La musica com-porta una struttura composta da ritmo e melodia, che insieme realizzano una armonia.

E adesso arriviamo a questo brigantino, tra l’altro il più gran-de del mondo. Cosa ha fatto questo brigantino, ha portato in viaggio questi personaggi un po’ speciali come i nostri ragazzi in una tappa di un per-corso riabilitativo dove Orfeo era rappresentato dagli operatori. Devo dire che il primo giorno sulla nave c’era un po’ di diffi-denza da parte dell’equipaggio, i ventun marinai della marina militare. Erano diffidenti non dei ragazzi ma degli operatori, ma quando hanno capito che questi erano capaci di ricreare un clima così pacificante da permettere ai ragazzi di interessarsi alla conduzione della nave questa musica di Orfeo è entrata anche in loro e sono riusciti a lavorare in-sieme. L’esperienza intensa che si è realizzata in una settimana navigando è stata veramente importante.

Navigare vuol dire affrontare le difficoltà, le intemperie che sono arrivate, come quando col mare molto mosso tutti vomitavano, dal comandante, all’equipag-gio, ai ragazzi, agli operatori che si passavano il secchio dove vomitare. Per i ragazzi vedere i marinai che stavano male come loro è stato un disvelamento, una crescita comune nella ap-parente disfatta. La metafora della nave che solca il mare è una metafora della vita, del soggetto che deve far di conto con che cosa? Con le regole. E le regole non sono tanto le leggi degli uomini, ma quella legge naturale con cui gli esseri pensanti devono misurarsi con ciò che non hanno, con ciò che gli manca.

Questa esperienza particolar-mente intensa può avvenire sol-tanto su una nave, su una nave che ha un percorso, dove ogni mattina si decide come si può andare perché le intemperie o il sole sono importanti per poter prendere queste decisioni, non è sufficiente che il sole sorga e poi tramonti. No, ci sono anche altre variabili, a partire dal comandan-te che da indicazioni operative. A partire da che cosa? Dal fatto che tutti sono accomunati da una mancanza strutturale, da una mancanza esistenziale per cui tutti devono lavorare per superare questa mancanza e lavorando tutti per superare questa mancanza avviene l’in-contro fortunato tra le persone. I ragazzi sono tornati entusiasti.

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Ma non solo i ragazzi anche gli operatori, anche l’equipaggio, c’è stata una contaminazione, tra l’altro è nato un legame forte tra tutti, una esperienza positiva che credo potrà fare scuola, un progetto che vogliamo ripre-sentare, che voglio chiamare “I novelli argonauti di Nave Italia”, giusto per dar valore a questa metafora. Il fatto di poter dimostrare ai ragazzi, ma soprattutto agli operatori che sipuò realizzare questo obiettivo proprio rispettando le regole a partire proprio dal fatto di “esser tutti sulla stessa barca”.

La barca a vela del resto è stata per me un innamora-mento della mia gioventù che poi mi ha fatto prendere tutte le patenti nautiche. Tu non hai idea di cosa vuol dire viaggiare senza motore con le intemperie, navigando anche di notte. La navigazione notturna è spettacolare con la luna con cui dialoghi, queste esperienze per me sono state molto importanti. Perché quando hai la necessità di impegnarti da te perché non hai nessuno che ti fa la pappa, non stai lì a fare il vacanziero, il fighetto in barca… No, è tutto un altro film, realizzi gli obiettivi e porti a casa i risultati. Sono risultati che servono alla tua vita, come sono serviti ai nostri ragazzi, esperienze che ti danno energia, che ti danno speranza, che ti dimostrano che anche tu ce la puoi fare…